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Warcraft – L’inizio: recensione del film e trama – Investendo nel genere Fantasy, le major pensano di andare a colpo sicuro e in effetti Warcraft – L’inizio, diretto da Duncan Jones, non vi deluderà, perché questo film ha le potenzialità per ammaliare anche i non appassionati. L’incipit ha un che di poetico. Siamo agli albori di un’avventura epica, dove si scontrano due mondi (apparentemente) opposti e non solo. In realtà, man mano che la storia si dipana, s’intuisce il gioco dei ruoli e che anche all’interno dello stesso mondo possono esserci dei germi che ricordano le parole di Marcello ad Amleto, solo che in Warcraft – L’inizio sarebbe da dire: c’è del marcio nel regno di Azeroth così come nel pianeta Draenor, dove vivono pure gli orchi. Sin da subito conosciamo un orco, Durotan (Kebbell), capoclan dei Lupi Bianchi, preoccupato di trovare una nuova casa alla sua gente. In parallelo ci viene mostrata l’altra faccia della figura dell’orco, quella che più ci è nota. Il tirannico sciamano Gul’dan (Wu), infatti, servendosi della magia nera, molto pericolosa, ha aperto un portale per migrare in una nuova terra innescando un gioco all’ultimo sangue per la sopravvivenza. «L’alimento della mia magia è la vita», dice a un tratto ed è materialmente così. A supportare Gul’dan c’è Manonera (Brown), il più temibile guerriero degli orchi, e Capoguerra, il quale ha riunito, sotto la sua egida, gli orchi più disperati creando un esercito conosciuto come l’Orda. Per la logica dell’homo homini lupus, queste creature possenti, con zanne che sporgono dalla mandibola e abituate all’arte della guerra, devono dar vita a un conflitto aperto e senza sconti con gli umani. Come spesso accade nella vita vera, così come nella narrativa e nel cinema di genere, ci sono uomini e figure che s’interrogano sulla reale efficienza di uno scontro armato; di conseguenza anche colui che, dall’aspetto, potrebbe sembrare cattivo e insensibile in realtà ha coscienza e umanità. È, appunto, il caso di Durotan (che a tratti ricorda teneramente Shrek non fisicamente, ma per elementi emotivi), della moglie Draka (Galvin) e del suo braccio destro Orgrim (Kazinsky). Un aspetto in linea col genere e con la continuazione di una possibile trilogia, così come della specie, è che dall’unione coniugale di questo capoclan buono venga alla luce un piccolo orco. Il modo in cui ciò accade e come si evolve suggerisce un sapore misto tra il biblico e l’epico, ma che ancora una volta ci riporta ai primi minuti del film e all’idea degli esordi, prima che tutto si mettesse a tacere. Nel mondo umano, il re Llane (Cooper) è fiancheggiato nella lotta dall’eroe Anduin Lothar (Fimmel), comandante delle forze militari di Azeroth e da un’inaspettata prigioniera mezzosangue di nome Garona (Patton). A sorvegliare il regno c’è un concilio anziano di maghi, il Kirin Tor. La guida magica diretta del regno che scende in campo è il guardiano Medivh (Foster), a cui si aggiungerà un giovane “ribelle” Khadgar (Schnetzer).

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Va ricordato che l’origine primaria del film Warcraft – L’inizio è un videogioco della Blizzard Entertainment (ideato nel 1993) e che solo in seguito si sono sviluppati romanzi e fumetti perciò, per quanto, pensando al fantasy venga subito in mente “Il signore degli anelli” diretto da Peter Jackson e scritto da Tolkien, sarebbe un errore assimilarlo data anche la natura diversa tra i due prodotti. Nonostante non ci sia, quindi, una letteratura forte di partenza, questo inizio della trilogia promette bene non solo sul piano spettacolare (con ottimi effetti speciali e un 3d che funziona nei punti giusti), ma anche per lo sviluppo e lo spessore di alcuni personaggi. Non mancano echi epici dai classici greci: mentre gli eroi di turno combattono, soprattutto quelli umani, tornano in mente le sembianze di Achille ed Ettore così come il valore del rapporto padre-figlio. Mentre viaggiano, invece, su animali alati ripensiamo a “La storia infinita” (1984) di Wolfgang Petersen e ad “Avatar” di James Cameron (2009), caratterizzato anch’esso da mondi paralleli (certo differenti) dove ognuno ha un proprio linguaggio.

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Duncan Jones, figlio del celebre David Bowie, dopo aver realizzato diversi Sci-fi (come “Source Code” del 2011), sceglie di cimentarsi con un Fantasy che vuole replicare il linguaggio dei videogiochi mediante la Settima Arte. Un portale collega le due terre e, seppur tra le righe e con una veste commerciale, ci ritroviamo a leggere un tema di forte attualità e, al contempo, archetipico: la migrazione. Col co-sceneggiatore Charles Leavitt, Jones è riuscito a rendere i due habitat e, in particolare coloro che li abitano, più simili di quanto appaiano fisicamente, laddove gli orchi sono mossi da arrivismo, amore e occhi liquidi. Non resta che immergersi in questa prima tappa di un’avventura cine-ludica per poi scoprire come proseguirà. Di seguito il trailer del film Warcraft – L’inizio.

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Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

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